Tank vs Tank

Periodo di magra estiva per il blog.
Sapete com’è, quando l’inerzia del dolcenonfarniente subentra nei periodi di stacco tra mesi e mesi di continui lavori e faccende, è dura anche solo alzarsi dal letto.
E’ dura, lo so. Ma non per Ragnar. Quel piccoletto… non si ferma. Pensate che qualche settimana fa è balzato sul mio letto e mi ha preso a schiaffoni. Per puro divertimento.
Maledetto piccolo teropode inetto. Se non si fosse dischiuso, l’avrei strapazzato.

Comunque, quel risveglio traumatico mi è servito. Tra le tante cose, da un po’ di giorni mi è tornata la curiosità verso fatti, avvenimenti, personaggi, e battaglie svolte durante la Prima e la Seconda Guerra Mondiale.

Mai che mi fosse venuta quando ero alle medie e alle superiori, magari quel 10 me lo beccavo, invece di usare i bigliettini nascosti secondo meccanismi che nemmeno Archimede poteva inventare.
Comunque, e qui magari voi lettori mi potreste dare una mano, uno dei punti che han sempre affascinato le persone comuni, vuoi per antiche paure, vuoi per la maestosità del soggetto, furono e sono tutt’ora i carriarmati. I tanks. Queste lente, immense bestie pesanti e corazzate che lentamente travolgono e spazzano via tutto.

Ma qui non voglio parlare dei tank italiani,  dei panzer tedeschi e degli sherman americani. E’ un blog di dinosauri!
Quindi si parla di dinosauri!
In questo caso dei “carro armati” dell’Era Mesozoica, gli ankylosauri.

Il primo esponente di questa famiglia di animali quadrupedi, grossipiùgrossimapiùlarghi, tanto tarchiati quanto spinosi, fu Ankylosaurus magniventris, trovato da Barnum Brown nel 1906 in Montana.
E subito egli conquistò il mondo.
Come si fa a non amare questi esseri? Qui una lista di motivi per amare gli ankylosauri:

  1. sono grossi;
  2. hanno una testa piccola (rispetto al corpo), tutta ossificata che neanche uno scudo grande +5 è più difensivo;
  3. spine. Spine everywhere…
  4. … tranne che nel ventre. Nel ventre sono molli. Immaginate le pernacchie che si potrebbero fare loro una volta capovolti?
  5. sono larghi;
  6. per quanto riguarda gli ankylosaurini, ma l’avete vista quella mazza alla fine della coda?
  7. per quanto riguarda i nodosaurini, ma le avete viste quelle spine laterali nella coda (osservate il Gastonia). Una motosega.

Tornando alla mazza caudale, spendiamo un po’ di parole. Il cosiddetto “tail-club” è costituito da vertebre caudali connesse saldamente tra di loro, che sostengono grossi osteodermi terminali. Ottimo mezzo di difesa, apparentemente. Ma…. stranamente sembra che i piccoli di Ankylosaurus non avessero quest’arma sviluppata. Anzi, sembra che andasse a svilupparsi con l’età adulta.
Difesa contro i predatori?
Lotte intraspecifiche?

Sta di fatto che la forza sprigionata dalla coda durante un possibile impatto fa paura: 571 N, che genera uno stress da impatto di circa 2900–5600 N/cm2 (dati tratti da Arbour, 2009). Ma probabilmente le stime sono al ribasso!
La cosa certa è che un colpo di coda di questi animali avrebbe potuto fracassare ossa di quei poveri ignari che si avventuravano vicino a questi bestioni.

Go away tanks, we have a dino-tank!

Ankylosaurus

Bibliografia:

Arbour VM (2009) Estimating Impact Forces of Tail Club Strikes by Ankylosaurid Dinosaurs. PLoS ONE 4(8): e6738. doi:10.1371/journal.pone.0006738

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