C’è chi viene, c’è chi va…

Il bello della paleontologia, ciò che rende estremamente affascinante questa disciplina, è il mistero.
Noi umani siamo sulla Terra da.. quanto? 100.000 anni? 300.000? Un milione? E in tutto questo tempo abbiamo quasi conosciuto del tutto solo la nostra realtà, gli animali e le piante che vivono con noi. Ma se guardiamo nel passato ci sono quasi 1.500.000.000. di anni di conoscenza che mancano all’appello.
La paleontologia è lo strumento che ci permette di scavare in questo lunghissimo lasso di tempo, di scoprire realtà dimenticate dai cieli, di riportare alla vita animali le cui morfologie ci sono ignote. E non dimentichiamoci che gli studi paleontologici sono iniziati solo 200 anni fa, anno più, anno meno…

State scavando.
In una zona inesplorata. Paleontologicamente vergine.
Eppure i vostri studi di geologia e stratigrafia vi dicono che quella è una potenziale area ricca di fossili.
Chissà quali strane forme vi state apprestando a scoprire.
Chissà quali buchi nell’acqua (anzi, nella terra), state per fare.
Chissà quante serate tristi e lugubri sul campo, a rimpiangere quel giorno quando dovevate scegliere di uscire con la più bella del campus, oppure rimanere a casa a finire quella dannata application per un PhD in paleontologia.
Chissà quante birre per lenire il dolo….

E lì lo trovate.
Uno scheletro. Tanto atteso quanto inaspettato.
La forma del corpo, l’associazione di quel tipo particolare di vertebre e arti… sì sì, è uno di quei bei rettili marini del Triassico. Nulla di chè, ma piuttosto di niente è meglio piuttos…. no, scusa, che mirischia è?

atopodentatus-unicus-skull-and-skeleton-full

from Wikipedia.org

Immaginatevi l’espressione di Cheng et al, quando, nei vasti campi cinesi, si trovarono davanti il primo reperto di Atopodentatus unicus Cheng et al. 2014.
Un rettile marino vissuto circa 245 milioni di anni fa, dal cranio… alieno. Due mandibole separate anteriormente a formare una sorta di “zip” di denti.
Neanche Stephen King o H.P. Lovecraft si sarebbero inventati qualcosa di così assurdo.

Ovviamente divenne l’idolo dei grandi e dei piccini, l’essere più ricercato dalle donne single e dai maschietti zuzzurelloni.
Una star paleontologica come poche.

Ma come in tutte le storie, si finisce dalle stelle alle stalle.
E mai frase fu più corretta di questa.
Quest’anno, due nuovi esemplari di Atopodentatus sono stati studiati da Chun et al (2016), rivelando che il primo esemplare  andò incontro a modifiche diagenetiche dovute alle compressioni dei sedimenti durante la fossilizzazione.
Il vero aspetto di Atopodentatus è questo:

828

from theguardian.com

Dalle stelle alle stalle dicevamo.
Ebbene sì, perchè Atopodentatus pare essere il più antico rettile acquatico ERBIVORO finora ritrovato. La bocca a martello è ricca di piccoli denti a forma di scalpello, sommati a delle batterie di denti simili a piccoli aghi. L’apparato boccale sembra potesse essere usato dall’animale per raschiare le alghe dal fondale, per poi filtrare e digerire il materiale vegetale.
Un raschietto insomma.

Questo è il bello della paleontologia.
L’enigma.
Il mistero.
La sicurezza di non avere -quasi mai- sicurezze.
Un fossile che siamo sicuri avere una forma, per poi trasformarsi in qualcosa di diverso.

E quindi, diciamo bye bye al vecchio Atopodentatus, e diamo il benvenuto al nuovo Atopodentatus!

 

AtopodentatusNew

 

BIBLIOGRAFIA

  • Cheng L, Chen XH, Shang QH, and Wu XC. 2014. A new marine reptile from the Triassic of China, with a highly specialized feeding adaptation. Naturwissenschaften. doi:10.1007/s00114-014-1148-4
  • Chun L, Rieppel O, Long C, and Fraser NC. 2016. The earliest herbivorous marine reptile and its remarkable jaw apparatus. Science Advances, 2(5), e1501659.
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