Ragnar’s Journey: Sant’Anna d’Alfaedo (Verona)

tartaruga

No. Non sono andato al mare.
Sebbene non mi dispiaccia l’idea di vederlo: la sabbia, il rumore delle onde, le persone che si prendono il sole e la possibilità di morsicare loro il sedere arrossato… Un’esperienza che dovrò fare, prima o poi.

Sabato scorso sono stato al Museo Geopaleontologico di Sant’Anna d’Alfaedo, nel veronese, vicino al Lago di Garda. Ovviamente per scopi paleontologici, sennò non sarei qui ad allietare le voste tristi giornate.

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Il museo si trova in una posizione privilegiata. Posto vicino alla piazza del paese, si affaccia di fronte alla verde vallata che si estende ai piedi del monte. Nella struttura sono presenti due piani, il primo per la collezione paleontologica, il secondo per quella archeologica.

Siamo nel veronese. Da quel che ho capito leggendo nei libri di storia, per centinaia di anni le persone del luogo hanno scavato a fondo nelle montagne per ricavare un particolare tipo di roccia apparentemente molto pregiato, il Rosso Ammonitico. Questo… come si dice? marmo? ok, marmo… rosso proviene da sedimenti marini datati Giurassico Medio-Inferiore, di molto precedente all’era in cui la mia famiglia dominava le terre emerse! Nella valle si trovano anche gli affioramenti successivi, il Biancone (depositatosi tra i 135 e i 90 milioni di anni fa), e la Scaglia Rossa (più recente, tra i 90 e i 70 milioni di anni fa).
In questi sedimenti si trovano spesso ammoniti. Mentre ero nell’uovo sentivo mia madre che ne parlava. Aveva provato a mangiarne alcuni, erano un po’ pesanti da digerire.
Ma parliamo di animali grossi.

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Non mi sono mai piaciuti gli squali.
Con quegli occhi neri senz’anima…. ma dov’è l’amore?
Preferenze personali a parte, gli squali esposti sono pregevolissimi. Questo, per esempio. Ovviamente si possono vedere solo delle vertebre e la moltitudine dei denti, dato che per uno squalo è veramente difficile fossilizzare a causa del suo scheletro cartilagineo.
Ah, il mio uovo c’è ancora. Dinosauri vincono again.

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E guardate che dentini, in confronto ai miei!
Ma tant’è, io sono ancora un cucciolo imberbe. Presto i miei denti saranno più grandi e più robusti!

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Devo ammettere che questo reperto mi ha colpito. E’ uno squalo fossilizzato (potete riconoscere la parte anteriore, a sinistra, con una mezzaluna di numerosi denti, e la colonna vertebrale), con l’ultimo pasto rappresentato da una tartaruga gigante! La potete vedere in mezzo alla foto, sopra lo squalo.
Povera tartaruga. Mangiata viva, tutta un boccone.
Vedete quanto la vostra madre vi dice di masticare bene prima di ingoiare?

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Parlando di tartarughe, non posso non mostrarvi questo reperto. Si riconosce poco, lo ammetto, infatti per capire meglio mi sono avvicinato, facendo amicizia con la tartaruga posta a protezione della sua vecchia bis-bis-bis-bis….. etc…. -bis-prozia!
Un piccolo aneddoto suscitò un mio ghigno ironico, quasi di disprezzo verso l’inclinazione umana a fare errori.
Le ossa tartarugose trovate nel passato nella zona furono scambiate per… OSSA UMANE! Tanto che fu chiamato il sacerdote della zona per celebrare un funerale per tale, povero, sventurato uomo che ha trovato la morte all’interno di una montagna.
Risi sguaiatamente.
Povera tartaruga.

Torniamo alle cose serie.
Ogni ecosistema che si rispetti ha il proprio re.
Io sono il re del Nord America.
Ma nei mari, devo prenderne atto, il titolo va ai mosasauri.

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Guardate che denti! Che fierezza! Che eleganza! Che… no, ok, non diamo loro troppa corda.
Che poi si esaltano, crescono di dimensioni in maniera aliena, e mangiano squali di plastica appesi a cavi per divertire un’orda di spettatori paganti.

In conclusione il museo merita una visita. La strada è un tantino impervia, ma a me non cambia. Non sono io a guidare, ma sono io a condurre i miei due portatori verso nuove terre selvaggie.
Come all’arco di pietra, meta successiva al museo.

Lungo la strada che scende da Sant’Anna verso Verona, abbiamo incontrato un interessante cartello, recante la scritta di “Ponte di Veja”. Spinti da un’irrefrenabile curiosità e dalla forza di gravità (la strada era tutta in discesa) abbiamo seguito l’indicazione fino a raggiungere uno spettacolare ponte naturale, generato da fenomeni di tipo carsico.

Garantisco, parola di Tirannosauro, che la Lessinia (il nome di questa zona) merita di essere visitata, ci sono cose interessanti per tutti i gusti: se siete interessati alla Geologia potrete vedere di persona gli affioramenti di Rosso Ammonitico e le Cave di Prun.

Se preferite la natura in generale, potrete fare belle e lunghe passeggiate e rinfrescarvi nel bosco ombreggiato che incornicia il Ponte di Veja. Se siete interessati all’Archeologia, siete nella zona giusta, in quanto la Lessinia è stata teatro di numerosi ritrovamenti archeologici, alcuni dei quali vantano una storia bizzarra da scoprire visitando il secondo piano del Museo Geopaleontologico di Sant’Anna!

Insomma, un salto in Lessinia va fatto. Sia per godere della storia naturale della zona, sia per godersi il panorama mozzafiato nelle piazze di graziosi paesini dai caratteristici tetti a lastroni.

Un posto che merita proprio di essere visto.

Parola di Tirannosauro.

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